L’Italia ha una strategia nazionale per lo sviluppo dell’economia sociale. Gli enti del Terzo settore saranno riconosciuti come Servizi di interesse economico generale. Al Ministero dell’Economia nascerà inoltre una direzione generale dedicata.
Il Consiglio dei ministri ha annunciato un’informativa sul Piano nazionale. Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha lavorato con la viceministra del Lavoro Maria Teresa Bellucci e la sottosegretaria Lucia Albano, titolare della delega.
«Questo Piano servirà a individuare gli enti appartenenti all’economia sociale, incentivando la costruzione di politiche pubbliche in grado di promuovere lo sviluppo di questo settore», ha spiegato Leo.
La strategia riguarda quattro grandi categorie: Terzo settore, cooperazione, sport dilettantistico ed enti religiosi. Questo «arcipelago della solidarietà e del lavoro» conta in Italia quasi 400mila organizzazioni, 1,53 milioni di addetti e oltre 4,6 milioni di volontari.
Una strategia decennale
Il documento programmatico è composto da 38 pagine ed è stato sottoposto a consultazione pubblica. Avrà una durata di dieci anni, con una revisione dopo i primi cinque. Il percorso segue la raccomandazione del Consiglio dell’Unione Europea del 27 novembre 2023.
Tra le novità figura la direzione generale presso il Ministero dell’Economia. La struttura coordinerà il sostegno alle imprese sociali e renderà co-progettazione e partenariato strumenti ordinari di gestione.
Le misure economiche e fiscali
Gli enti dell’economia sociale saranno riconosciuti come SIEG, Servizi di interesse economico generale. «Beneficeranno di interventi agevolativi sul piano tributario, sia in termini amministrativi che di minore imposizione», ha chiarito Leo.
Il Piano ribadisce anche un principio centrale. Gli utili destinati al patrimonio indivisibile e reinvestiti in finalità sociali non costituiscono un aiuto di Stato illegittimo. Lo ha specificato anche una lettera della Commissione Europea.
Sono previste risorse per facilitare l’accesso al credito e percorsi di formazione. Il documento promuove inoltre l’uso sociale del patrimonio immobiliare pubblico e privato, dall’housing sociale al recupero dei beni confiscati alla mafia.
Le reazioni della cooperazione
Il mondo della cooperazione ha accolto positivamente il Piano, chiedendo però risorse concrete. Simone Gamberini, presidente di Legacoop, ha apprezzato il chiarimento sui SIEG e il potenziamento degli strumenti finanziari per gli investimenti.
«Adesso serve uno scatto in avanti, l’economia sociale non può più attendere. Il governo trasformi gli indirizzi annunciati in provvedimenti concreti», ha dichiarato Gamberini.
Il comparto chiede anche una legge quadro che definisca governance e risorse disponibili, in vista del quadro finanziario europeo 2028-2034.
Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, considera il Piano un passo verso una politica economica ispirata anche alla dottrina sociale della Chiesa. «Il Piano è anche un modo per garantire la parità di trattamento, perché non si possono trattare soggetti diversi con le stesse regole», ha sottolineato.
Luigi Bobba, presidente di Terzjus ed ex sottosegretario al Lavoro, richiama invece il principio di sussidiarietà. Secondo Bobba, la strategia riconosce cooperative, enti del Terzo settore, associazioni, fondazioni, enti religiosi e società sportive come protagonisti della crescita civile ed economica.
Se sarà attuato in modo efficace, il Piano potrà segnare un cambio di paradigma. L’economia sociale diventerebbe così la “terza colonna” dell’economia reale, accanto al settore pubblico e a quello privato.
Approfondisci: il confronto al CNEL sul ruolo del Terzo settore.





