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Modena, il volontariato cambia ma resta indispensabile. I dati dell’Osservatorio AICCON raccontano un impegno che cerca nuove forme

Niccolò Mancini alla presentazione dei dati Osservatorio Volontariato - Dono e Agire gratuito

MODENA – Il volontariato in Italia non sta scomparendo, ma sta cambiando. Cambiano le motivazioni, cambiano i tempi della partecipazione, cambiano le aspettative di chi decide di mettersi a disposizione degli altri. Eppure, nonostante le trasformazioni, resta una delle colonne portanti della coesione sociale del Paese.

È questo il quadro che emerge dalla presentazione dell’Osservatorio “Volontariato, dono e agire gratuito 2025”, promosso da AICCON Research Center in collaborazione con il Forum Nazionale del Terzo Settore e CSVnet, con rilevazioni curate da Ipsos-Doxa, presentato a Modena nell’ambito delle iniziative di Modena Capitale italiana del volontariato.

Ad aprire l’incontro l’assessora al Volontariato e Terzo Settore del Comune di Modena, Alessandra Camporota, seguita dagli interventi di Gianfelice Lorenzo per CSVnet, Paolo Venturi, direttore di AICCON, Barbara Toci di Ipsos-Doxa, Giorgia Perra di AICCON e Niccolò Mancini Coordinatore della Consulta del Volontariato.

I numeri raccontano una realtà complessa. Oggi circa 4,7 milioni di persone svolgono attività di volontariato: una quota rilevante, ma in calo rispetto a dieci anni fa. Diminuisce soprattutto la partecipazione continuativa all’interno delle organizzazioni, mentre cresce una forma di impegno più fluida, meno strutturata, spesso legata a momenti specifici della vita o a esperienze personali.

Un cambiamento che non indica disinteresse, ma un diverso modo di vivere la solidarietà, più legato alla ricerca di senso, alla qualità delle relazioni e alla possibilità di contribuire in modo concreto.

In questo scenario si inserisce la riflessione di Niccolò Mancini, presidente nazionale ANPAS e coordinatore della Consulta Volontariato del Forum Nazionale del Terzo Settore:

«Le persone continuano ad avere una forte spinta a voler far parte di qualcosa. Questo è un patrimonio che non possiamo permetterci di disperdere. Sta alle organizzazioni di volontariato essere capaci di offrire spazi e opportunità coerenti con queste nuove sensibilità».

Secondo l’Osservatorio, chi oggi si avvicina al volontariato non lo fa più solo per senso del dovere. Conta la soddisfazione personale, il desiderio di sentirsi utili, la possibilità di acquisire competenze, di incontrare persone, di sentirsi parte di una comunità. Un elemento, quello dell’acquisizione di competenze, particolarmente rilevante per i più giovani.

Allo stesso tempo emergono criticità chiare: la mancanza di tempo, il peso degli impegni familiari, la difficoltà di conciliare lavoro e partecipazione, ma anche la percezione che le organizzazioni non siano sempre pronte ad accogliere forme di impegno più flessibili.

Un nodo centrale è quello della cosiddetta “asimmetria motivazionale”: si chiede alle persone di fare qualcosa senza restituire pienamente il senso e il valore di quell’azione. Da qui la necessità di costruire una narrazione nuova del volontariato, capace di riconoscere e valorizzare l’impegno.

«Non possiamo limitarci a chiedere alle persone di rispondere a un bisogno», ha aggiunto Mancini. «Dobbiamo essere in grado di trasferire il senso dell’azione che si compie. Raccontare che fare volontariato significa acquisire competenze, costruire relazioni, abbattere una delle grandi fragilità del nostro tempo: la solitudine. Significa sentirsi parte di qualcosa».

Il rapporto tra giovani e volontariato è stato uno dei temi più discussi. I dati mostrano che le nuove generazioni non sono meno sensibili, ma chiedono modalità diverse: più flessibili, meno burocratiche, più compatibili con i ritmi di vita contemporanei.

La sfida, emersa chiaramente, non è separare il volontariato “fluido” da quello tradizionale, ma riuscire a integrarli, rendendo le organizzazioni più “plastiche”, capaci cioè di adattarsi senza perdere identità.

In questo contesto si inserisce anche il tema della digitalizzazione, ancora poco sviluppata nel mondo del volontariato, ma potenzialmente decisiva per ampliare la partecipazione e creare nuove opportunità, anche in termini di inclusione e pari accesso.

«Il digitale», ha sottolineato Mancini, «può rappresentare uno strumento importante per integrare, per creare nuove opportunità e per avvicinare persone che partono da condizioni diverse. Questo significa investire in competenze, in strumenti e anche in nuove figure all’interno delle organizzazioni».

Dalla ricerca emerge anche un dato chiaro: il volontariato continua a rappresentare una risorsa fondamentale per il Paese, non solo dal punto di vista sociale ma anche economico. Le ore dedicate ogni anno equivalgono al lavoro di centinaia di migliaia di persone a tempo pieno, sostenendo servizi e comunità spesso dove il sistema pubblico fatica ad arrivare.

Per questo, più che di crisi, si parla di una fase di transizione. Una fase che richiede alle organizzazioni uno sforzo di rinnovamento, anche culturale.

«Se vogliamo davvero parlare di intergenerazionalità», ha concluso Mancini, «dobbiamo avere il coraggio di cambiare anche noi. E lo dico anche come provocazione: forse è arrivato il momento di abbassare l’età media di chi guida e anima le nostre organizzazioni, non per sostituire i senior, ma per far sì che i giovani possano stare accanto a loro. Non si tratta solo di parlare ai giovani, ma di costruire insieme a loro. È così che il volontariato può continuare a essere un pilastro reale, sociale ed economico del Paese».

Niccolò Mancini, Presidente Nazionale Anpas e Coordinatore della Consulta del Volontariato.

La discussione è infatti proseguita con una tavola rotonda dedicata a “Giovani e volontariato: protagonismo, riconoscimento e nuove forme di ingaggio”, un tema che attraversa tutto il mondo del Terzo settore oggi.

A confrontarsi sono stati Alberto Caldana, presidente di CSV Terre Estensi, Ruggero Cavani, presidente del Forum provinciale del Terzo settore di Modena, Valeria Vallari per il mondo dell’impresa e del sostegno al Terzo settore, Matteo Tiezzi per la Fondazione di Modena, insieme ai rappresentanti dei progetti territoriali dedicati ai giovani e all’attivazione di comunità.

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Silvia Malandrin
Capo Redattore – ANPAS News Magazine

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