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Terzo settore, una riforma al traguardo. Al via la fase attuativa.

Il Terzjus Report 2025, La riforma al traguardo. Risultati, nodi irrisolti e futuro del Terzo settore – a cura della Fondazione Terzjus, di cui Anpas è socio fondatore – segna un passaggio storico: a quasi dieci anni dalla legge delega 106/2016, il quadro normativo è sostanzialmente completato.
Il Terzo settore italiano non solo tiene: cresce, si innova e consolida il proprio ruolo strategico per il benessere sociale ed economico del Paese. Il Rapporto restituisce infatti l’immagine di un comparto dinamico, partecipato e sempre più centrale nelle politiche di welfare e nello sviluppo dell’economia sociale.


Con il via libera europeo al nuovo regime fiscale degli Ets-Enti del Terzo settore e l’emanazione del dm 125/2025 su controlli e autogoverno degli Ets, dal 1° gennaio 2026 entra pienamente in vigore il nuovo sistema tributario dedicato. La legge di Bilancio ha inoltre portato a 610 milioni di euro la dotazione del Fondo 5 per mille.
Oggi il Terzo settore conta oltre 140mila enti iscritti al Runts-Registro unico nazionale del Terzo settore nella nuova fase post-riforma e rappresenta circa il 4,5% dell’occupazione privata. Alcune problematiche strutturali restano però evidenti: il differenziale retributivo medio rispetto al resto dell’economia privata è pari a circa il 25-30% in meno, il 73% degli occupati è donna, con un’alta incidenza di part-time e la retribuzione media annua dei lavoratori dipendenti è pari a 13.331 euro. Più del’80% degli occupati è concentrato nelle imprese sociali.


La nuova disciplina fiscale e il sistema dei controlli sono stati approfonditi da Maurizio Leo, vice ministro del Mef-Ministero dell’Economia e delle Finanze, insieme con Vincenzo Carbone, direttore dell’Agenzia delle Entrate e Alessandro Lombardi, capodipartimento Politiche sociali del Mlps-Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Obiettivo condiviso: rafforzare certezza normativa, trasparenza e responsabilità.


Il Panes-Piano d’azione nazionale per l’economia sociale è stato indicato come la cornice strategica per consolidare e sviluppare un comparto che già oggi rappresenta un attore rilevante dello sviluppo territoriale. Ne hanno discusso Lucia Albano, sottosegretario del Mef, con Simone Gamberini (Legacoop), Maurizio Gardini (Confcooperative), Giancarlo Moretti (Forum Terzo Settore) e Gabriele Sepio, segretario generale della Fondazione Terzjus.
Il Panes – come ha osservato Sepio – «punta per la prima volta a creare un perimetro culturale e giuridico entro il quale gli enti dell’economia sociale – cooperative, imprese sociali, Ets, enti religiosi, società di mutuo soccorso e società sportive dilettantistiche – potranno finalmente utilizzare strumenti adatti a realtà che ispirano la propria azione a favore del bene comune. Finanza, fisco, public procurement e revisione delle regole sugli aiuti di Stato sono solo alcune delle priorità per costruire un quadro di regole e di incentivi volti a promuovere, come indicato dalla Raccomandazione Ue, i soggetti dell’economia sociale in un welfare comunitario caratterizzato dalla reciprocità».


Nel panel conclusivo, dedicato a lavoro e volontariato, si sono confrontati Maria Teresa Bellucci, vice ministra del Mlps, Antonio Danieli (Assifero), Chiara Tommasini (CSVnet) e Luigi Bobba, presidente della Fondazione Terzjus.
«Abbiamo impiegato quasi dieci anni per costruire un’infrastruttura normativa solida. Oggi quella stagione si chiude – ha sottolineato Bobba -. Ma le regole, da sole, non bastano. Se il differenziale salariale con gli altri lavoratori dell’economia privata resta così rilevante, la sfida ora è trasformare la riforma in qualità del lavoro e sostenibilità economica degli Ets. Il nuovo inizio significa passare dalla regolazione alla crescita, dall’adempimento all’impatto sociale misurabile, da ruolo di supporto alla pubblica ammninistrazione per la fornitura di servizi sociali, a soggetto di innovazione sociale. E significa anche riconoscere che l’economia sociale non è un settore residuale, ma una componente strutturale del modello di sviluppo del Paese: produce occupazione, coesione sociale e servizi essenziali nei territori, specialmente quelli più marginali. Se vogliamo difendere l’universalismo del nostro welfare dobbiamo investire sul Terzo settore e sull’economia sociale come leva strategica di innovazione e competitività inclusiva».


Alla presentazione del Report hanno partecipato anche il vicepresidente nazionale di Anpas Vincenzo Favale e il presidente di Anpas Lombardia Stefano Ravasenghi. «Il Report si è concentrato sulla riforma del Terzo settore, che è arrivata ormai al compimento normativo. Si apre adesso il periodo di attuazione che vedrà impegnata Anpas e le sue associate in un difficile lavoro di comunicazione e armonizzazione per gestire la normativa fiscale, il controllo da parte delle reti nazionali, gli obblighi del Runts. A questo scopo il Rapporto di Terzjus ci offre un quadro completo ed esaustivo, utile anche alle nostre finalità», ha concluso Vincenzo Favale.

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Silvia Malandrin
Capo Redattore – ANPAS News Magazine

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