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Volontariato: le competenze dei cittadini diventano riconosciute per legge

Le competenze del volontariato diventano certificate: un passo avanti per cittadini e Terzo Settore.

Il nuovo decreto interministeriale inserisce l’attività di volontariato nel sistema nazionale di certificazione delle competenze.

Un passo avanti per il Terzo Settore, un riconoscimento per milioni di volontari in Italia.

Con il decreto interministeriale del 31 luglio 2025 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 24 ottobre), il volontariato entra ufficialmente nel sistema nazionale di certificazione delle competenze.
Un passaggio storico, che riconosce il valore formativo dell’impegno civico e lo inserisce tra le esperienze che contribuiscono alla crescita personale e professionale di ogni cittadino.

Dall’esperienza alla competenza: il volontariato come apprendimento permanente

Il provvedimento – firmato dai Ministeri del Lavoro e delle Politiche Sociali, dell’Istruzione e del Merito, dell’Università e della Ricerca e per la Pubblica Amministrazione – dà attuazione all’articolo 19 del Codice del Terzo Settore (dlgs 117/2017), riconoscendo che l’esperienza maturata nel volontariato è a tutti gli effetti apprendimento non formale.

Significa che chi dedica tempo alle attività di volontariato potrà vedere certificate le competenze acquisite, con valore riconosciuto anche in ambito scolastico, universitario e lavorativo.

Tra le abilità valorizzate: collaborazione, gestione del tempo, problem solving, comunicazione efficace, leadership e senso di responsabilità — qualità che, fino a oggi, restavano spesso invisibili.

Un nuovo tassello nel sistema nazionale delle competenze

Il decreto si inserisce in un percorso più ampio di politiche per l’apprendimento permanente, avviato nel 2012 e consolidato con il dlgs 13/2013, che ha istituito il sistema nazionale di certificazione.
Ora questo quadro si completa, integrando il mondo del Terzo Settore.

Il volontariato viene riconosciuto come spazio educativo e civico, capace di generare valore per la comunità e di restituire alle persone un capitale di competenze spendibile e misurabile.
Un cambiamento di paradigma: il volontario non è più solo chi “dona tempo”, ma anche chi apprende, cresce e porta innovazione sociale.

Il ruolo degli enti del Terzo Settore

La vera novità è il riconoscimento del ruolo educativo degli Enti del Terzo Settore (ETS), che diventano soggetti titolati a gestire i percorsi di individuazione e messa in trasparenza delle competenze.

Gli ETS potranno collaborare con scuole, università, imprese e Centri duali nazionali per lo sviluppo delle competenze, creando reti territoriali integrate tra formazione e cittadinanza attiva.
Un modello che attribuisce al Terzo Settore non solo una funzione sociale, ma anche una responsabilità formativa, inserendolo stabilmente nel sistema pubblico delle politiche per le competenze.

Come funziona il percorso di riconoscimento

Il processo si fonda su qualità, trasparenza e documentazione.
Il decreto prevede cinque fasi principali:

  1. Accesso e informazione – garantire a tutti pari opportunità e consapevolezza.
  2. Progetto personalizzato – definizione di obiettivi, durata e risultati attesi.
  3. Tutoraggio – presenza di un referente che accompagna il volontario nella raccolta delle evidenze.
  4. Documento di trasparenza – attestato finale conforme agli standard nazionali.
  5. Registrazione digitale – archiviazione sicura secondo il Codice dell’Amministrazione Digitale e il GDPR.

Per accedere al riconoscimento occorre un’attività di almeno 60 ore in 12 mesi, con evidenze tracciabili e verificabili.

Competenze che “viaggiano” tra scuola, lavoro e comunità

Una delle innovazioni più rilevanti è la portabilità delle competenze.
Le attestazioni rilasciate potranno essere riconosciute nei percorsi di istruzione, nei concorsi pubblici e nelle procedure di selezione del personale.

Un risultato importante non solo per i giovani, ma per chiunque scelga il volontariato come occasione di crescita personale e professionale.
In questo modo, l’impegno civico diventa anche una leva di occupabilità e di sviluppo del capitale umano.

Monitoraggio e governance

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali coordinerà le attività di monitoraggio, in sinergia con il decreto del 9 luglio 2024, per garantire qualità e coerenza.
L’obiettivo è raccogliere dati, individuare buone pratiche e consolidare una governance nazionale che dia continuità e forza a questo nuovo sistema.

Un risultato costruito dal Terzo Settore

Questo traguardo è il frutto di anni di lavoro e sperimentazioni condotte dalle reti del Terzo Settore.

Molti enti hanno anticipato la normativa sviluppando strumenti, percorsi formativi e figure dedicate all’individuazione e validazione delle competenze.

Tra i contributi più significativi, il volume “Analisi e innovazione dei processi formativi del Terzo Settore. Competenze strategiche dei volontari” (Lupetti, 2025) ha fornito un quadro di riferimento teorico e operativo che ha ispirato diversi passaggi del decreto.

Verso una cultura del riconoscimento

Riconoscere le competenze dei volontari significa riconoscere il valore dell’impegno civile come forma di apprendimento e cittadinanza attiva.
È un cambiamento culturale prima ancora che normativo: la solidarietà diventa competenza, e la competenza diventa bene comune.

In questo modo, l’Italia compie un passo deciso verso una società che non misura solo ciò che si studia, ma anche ciò che si fa per gli altri.

 “Un volontario che cresce è una comunità che si rafforza.”

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ANPAS
Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze

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