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Lamberto Cavallari (ANPAS): “Ogni cittadino formato è un presidio di speranza. Formare alla sicurezza significa formare alla vita.”

“Ogni cittadino formato è un presidio di speranza.” Lamberto Cavallari interviene alla Giornata Mondiale della Rianimazione Cardiopolmonare per ribadire il ruolo centrale della formazione nella prevenzione e nella sicurezza collettiva.

 “Ogni volta che un cittadino esegue una rianimazione, non si riavvia solo un cuore: si riattiva un legame di comunità.

Con queste parole, Lamberto Cavallari, vicepresidente nazionale ANPAS, ha aperto il suo intervento alla Giornata Mondiale della Rianimazione Cardiopolmonare, che si è tenuta il 16 ottobre presso la Sala della Lupa della Camera dei Deputati, su iniziativa del Vicepresidente della Camera On. Giorgio Mulè, con la collaborazione scientifica dell’Italian Resuscitation Council (IRC).

Arresto cardiaco: numeri che non lasciano spazio all’indifferenza

Citando i dati diffusi da IRC, Cavallari ha ricordato come ogni anno in Italia circa 60mila persone siano colpite da arresto cardiaco extra-ospedaliero (fonte: Fondazione IRC, EuReCa THREE 2025).
“La sopravvivenza nel nostro Paese – ha spiegato – si ferma al 6,6%, contro una media europea del 7,5%. Il ripristino della circolazione spontanea avviene nel 17% dei casi, ma la vera sfida è intervenire nei primi cinque minuti, quando ogni secondo conta. È in quell’istante che un cittadino formato può davvero fare la differenza.”

Cavallari ha ricordato che in Europa la rianimazione da parte dei presenti – la cosiddetta bystander CPR – avviene solo nel 15% dei casi.
“Eppure – ha aggiunto – se arrivassimo al 50–60%, potremmo salvare fino a 100mila vite ogni anno. Sono numeri che non lasciano spazio all’indifferenza. Non basta avere ambulanze efficienti o tecnologie avanzate: serve una comunità che sappia agire.”

Formazione e cultura della responsabilità

Per il vicepresidente ANPAS, la formazione rappresenta il vero motore della prevenzione.
“Quando formiamo un cittadino – ha detto – non stiamo solo insegnando una tecnica. Stiamo costruendo una cultura della responsabilità, una forma concreta di gentilezza civile.
Ogni volta che un ragazzo, un insegnante o un lavoratore impara a riconoscere un arresto cardiaco e a usare un DAE, stiamo rendendo la nostra comunità più sicura e più umana.”

Una comunità più sicura è una comunità più umana

Cavallari ha poi sottolineato come formare alla sicurezza significhi formare alla fiducia:

“È un gesto che libera energia positiva.
Le persone scoperchiano un potenziale che non sapevano di avere.
Capiscono che possono salvare una vita anche senza essere medici o soccorritori.
È così che nasce il senso autentico del volontariato: dalla fiducia nel proprio gesto e nella forza della comunità.”

ANPAS e IRC: una rete per salvare vite

Con oltre 100mila volontari, 900 Pubbliche Assistenze e più di 9.000 mezzi operativi, ANPAS è la più grande organizzazione di volontariato laico del Paese.
Grazie alla collaborazione con IRC, la rete ANPAS contribuisce alla diffusione delle nuove Linee guida europee e alla promozione delle manovre salvavita in scuole, aziende e comunità locali.

Insegnare a salvare una vita triplica le possibilità di sopravvivenza – ha ricordato Cavallari citando i dati IRC –.
Ma soprattutto accende un senso di appartenenza: chi sa intervenire non si sente più spettatore, ma parte attiva della società. È questo il significato più profondo della parola ‘sicurezza’: non un insieme di regole, ma una responsabilità condivisa.”

Il vicepresidente ANPAS ha poi rivolto un ringraziamento diretto a IRC:

“Lavorare accanto all’Italian Resuscitation Council significa condividere una visione: quella di un Paese in cui la formazione alle manovre salvavita diventa un diritto e un dovere civico.
Insieme possiamo costruire una rete di sicurezza umana che parte dal basso e arriva fino alle istituzioni.”

Nel suo intervento, Cavallari ha richiamato l’attenzione sulla necessità di rendere operativa la mappatura nazionale dei defibrillatori (DAE) prevista dalla Legge 116/2021.
“Oggi – ha spiegato – oltre il 70% dei DAE si trova in luoghi chiusi, non accessibili la sera o nei fine settimana.
Serve un sistema nazionale unico, una app pubblica che consenta di localizzare il DAE più vicino e avviare le manovre sotto guida del 118.
Non è solo una misura tecnologica: è una questione di equità e di accesso alla vita.”

Le proposte chiave per il futuro

Tra le priorità indicate:

  • diffusione dei corsi BLS-DAE in scuole e luoghi di lavoro;
  • istituzione di un registro nazionale degli arresti cardiaci;
  • potenziamento della rianimazione telefonica (dispatcher-assisted CPR);
  • collaborazione strutturata tra sistema sanitario e rete del volontariato.

La sicurezza si costruisce insieme

Nella parte conclusiva del suo intervento, Cavallari ha voluto restituire un messaggio di speranza e di orgoglio per tutto il mondo ANPAS:

“Ogni vita salvata non è solo un numero. È una famiglia che si riabbraccia, una comunità che si riscopre unita, un volontario che capisce perché ha scelto di esserci.
Questo è il significato del nostro impegno: formare alla vita, formare alla speranza.
Perché la sicurezza non si delega, si costruisce insieme, con le mani, con la testa e con il cuore.”

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Silvia Malandrin
Capo Redattore – ANPAS News Magazine

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